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Provincia Regionale di Messina » Eventi » Eventi e Manifestazioni

Eventi e Manifestazioni



Giganti

FESTE TIPICHE della PROVINCIA DI MESSINA



La Sfilata dell'Orso e della Corte Principesca - Saponara (Martedì Grasso)

Orso

Si svolge nelle prime ore del pomeriggio di martedì Grasso.

Pur avendo subito negli anni inevitabili adattamenti e mutazioni stilistico-figurative, il cerimoniale carnevalesco di Saponara conserva intatto il nucleo narrativo principale, attestando così un forte legame con la comunità di appartenenza, che ha eletto e difeso nel tempo la rappresentazione rituale assumendola come tratto distintivo e imprescindibile della propria identità culturale.

Le maschere principali del corteo carnevalesco, secondo lo schema figurativo che dall’immediato Dopoguerra si è conservato sostanzialmente identico fino ai nostri giorni, sono quelle dell’Orso (Animali e Uomini Selvatici), dei Domatori e Cacciatori, dei Suonatori di brogna (conchiglia sonora, del Principe e della sua corte di Cavalieri.





I Mesi dell’Anno - Rodì Milici (Carnevale)

I Mesi dell’Anno rientrano nella tipologia dei Carnevali "strutturati" (Allegoriche), quelli cioè che prevedono una prescrittiva e inderogabile forma rappresentativa. Più in particolare, nel caso di Rodì Milici, si fa anche riferimento ad un copione, dove sono riportate le "parti" che ogni singolo Mese, il Re, il Poeta e il Borghese - questi i protagonisti dei cerimoniale - devono interpretare, nel rispetto di un modello recitativo-declamatorio, affine a quello un tempo usato dai cantastorie e dagli opranti. A differenza poi di altri rituali carnevaleschi messinesi, i Mesi dell’Anno di Rodì Milici vantano, o per lo meno così riferisce la tradizione, un’origine storica ben precisa. Sembra, infatti, che sia stato il poeta don Peppe, nel 1880, a introdurre la rappresentazione in paese, prendendo a modello un’analogo rituale in uso nel Catanese. La rappresentazione ha luogo nelle prime ore della domenica e del successivo martedì Grasso. I dodici mesi distinti da un mascheramento referenziale allegorico, realizzato con soluzioni povere ma di grande efficacia visiva ed evocativa, un tempo in groppa a degli asini e oggi su cavalli, anche loro bardati a festa , e accompagnati dai loro attendenti, giungono in piazza. Qui, a turno, con fare minaccioso si rivolgono al Re (Principi, Re e Cavalieri) e, dopo, aver vantato i privilegi insuperabili che recano al benessere della comunità, chiedono, nella provvisoria inversione dei ruoli che mette in crisi l’autorità costituita, in maniera perentoria ed esclusiva la corona, espressione massima dei potere. Spetterà al Poeta, alla fine delle appassionate perorazioni dei Mesi, il compito di ricomporre l’insanabile conflitto, ristabilendo così le consolidate certezze del vivere quotidiano, ... Siete come la fame con la sete/e l’uno e l’altro non vi dis’amate/va bene che il mondo sostenete/ma un solo Dio regna in Trinitate... Il Re, dal canto suo, invita alle danze l’inquieto corteo dei Mesi, ... Fra suoni e balli ci abbiamo scialato, ognuno bada per darsi aiuto... . La parte finale del copione, che chiude e suggella il cerchio allegorico del cerimoniale, è recitata dal cosiddetto Borghese, una sorta di io narrante, identificatile con l’autore dei versi, che esalta la figura del Re e non solo quella allegorica, ma anche quella storica.


Festa dei Giudei - San Fratello (Venerdì santo)


Giudei

Durante la settimana santa, e precisamente dal mercoledi al venerdi santo, a S. Fratello, nelle Nebrodi messinesi, si ha un altro esempio di questa particolare unione tra sacro e profano. Qui si ha anche l’unione del dolore per la perdita del Cristo e della fastosità tipica del carnevale. Una miriade di contadini e pastori si travestono da "giudei" con dei particolari costumi costituiti da giubbe rosse e gialle impreziosite con motivi floreali e ricami e da un cappuccio rosso che ricopre la testa.

Tali costumi ricordano in parte quelli dei soldati romani che flagellarono Gesù e sono di propietà delle famiglie del posto e sono tramandate da padre in figlio. Tali "giudei" ripercorrono le vie della città con squilli di trombe, catene minacciose e campanacci in modo allegro con il chiaro intento di distogliere l’attenzione popolare dal dolore per la morte di Gesù Cristo. Il contrasto ha il suo punto cruciale il venerdì santo, quando il corteo che segue il Crocifisso è disturbato ed interrotto nel suo cammino dall’arrivo festoso dei giudei. In passato la festa era più irriverente e pericolosa, tanto da proibire la vendita di alcolici.


Processione di S. Francesco di Paola - Milazzo (1.a domenica maggio)

Circa duecento fedeli portano in processione la statua del Santo fino al porto, dove viene imbarcata su una motonave per un lungo giro nelle acque circostanti. Si ispira alla tradizione secondo cui, avendo un barcaiolo rifiutato al Santo l’attraversamento dello Stretto, lo stesso passò sull’altra sponda camminando sul proprio mantello steso sull’acqua.



Festa di S. Giovanni, “U Muzzuni” – Alcara Li Fusi (24 Giugno)

Muzzuni

Da seguire la Festa di San Giovanni, detta U Muzzuni, una delle più antiche d’Italia, risalente al secolo IV-V a.C. Muzzuni è la brocca senza collo che simboleggia l’abbondanza della terra in un rito propiziatorio del buon raccolto cerealicolo in onore della Dea Demetra. Con il cristianesimo il rito è stato mutato in commemorazione della decapitazione di San Giovanni. Infatti la statua in legno dorato portata in processione viene preceduta da un gruppo di bambini che sorregge un piatto sul quale è posta la riproduzione della testa mozzata di San Giovanni. La processione passa lungo le vie del paese, nelle quali sono state preparati altarini con brocche conteneti orzo, attrezzi agricoli e artigiani, trizzi (spighe di grano intrecciate) e pizzari (coperte preparate con diverse pezze colorate e tessute al telaio appositamente per la festa).







I Giganti - Messina (13-14 Agosto)


Giganti 2

Ogni anno, nel mese di agosto, si festeggiano i due "giganti" di Sicilia, Mata e Grifone. "Codesti colossi - scrive Pitrè in Feste patronali - sono sempre per il buon popolo messinese due simpatiche figure, e del popolino due specie di geni tutelari: l’una, la Gigantessa, la bella signora del Camaro (villaggio a poche miglia della città da dove si fanno provenire le due figure), l’altro, il gran Moro venuto dall’Africa, un feroce antropofago, cui essa addomestica…".

Diverse e tutte di grande curiosità sono le leggende che ruotano intorno a queste due figure: una forse la più interessante, narra che intorno al 964 il moro Hassam Ibn-Hammar era sbarcato nelle vicinanze delle coste di Messina allo scopo di saccheggiare i paesi tra Camaro e Dinnamare. Durante una delle sue tante incursioni il moro vide e si innamorò di una fanciulla di nome Marta (da cui Mata), figlia di Cosimo II di Coltellaccio. Contrariati e decisi a rifiutare la proposta di matrimonio del musulmano, i genitori di Marta nascosero la fanciulla in un luogo sicuro, lontano dal pericolo dei saccheggi. Scoperto il nascondiglio segreto, gli uomini che agivano in nome di Hassam rapirono Marta e la consegnarono al loro capo. La povera fanciulla si chiuse in un lungo silenzio e soltanto la conversione del moro al cristianesimo la fece rinascere spiritualmente, tanto da accettare Grifone (questo il nome cristiano Del moro) come sposo. Questa antica storia d’amore rivive all’interno della festa che ricorre il 13 e 14 agosto. In queste due giornate Grifone è raffigurato a cavallo, in veste di guerriero che impugna una mazza con una mano e con l’altra lo scudo su cui è inciso lo stemma della città (un castello con tre torri di colore nero su un campo verde); Mata è invece rappresentata da una grande statua con il capo incorniciato da una corona su cui sono disegnate tre torri, a simbolo dei tre porti di Messina. 


La Vara - Messina (15 agosto)


La Vara

La Vara, ossia l’apoteosi dell’Assunzione della Vergine ha origini più remote dei Giganti. E’ presumibile infatti che una così importante ricorrenza venisse degnamente ricordata dalla Chiesa messinese sin da primo riconoscimento del Cristianesimo. Il Maurolico scrivendo della festa dell’Assunta la chiama "antichissima consuetudine". Il Bonfiglio attesta che, fino al tutto il Quattrocento, la cerimonia aveva luogo portandosi in trionfo, a cavallo, "una statua di Nostra Donna con gran festa: tenevasi per simil conto un caval leardo, la cui sella trionfale, di velluto cremisino ricamato d’oro, si conserva nel luogo nominato il Tesoro".

In seguito, verso il Seicento, un certo Radese ideò "la Bara, e dall’ora in poi in cambio della statua si conduce questa al dì solito, ogni anno". Il Radese, in prosieguo di tempo, ebbe validi collaboratori che ingrandirono e perfezionarono la macchina: il proprio genero, Giovannello Cortese, Iacopo Lo Duca, l’insigne architetto del palazzo senatorio, e lo stesso Maurolico, tanto per il macchinario, come per le composizioni allegoriche.

La Vara, costruita in un primo tempo nel 1535 per l’ingresso di Carlo V, venne a mano a mano ampliata e, a riprese, trasformata. Però dopo tante modifiche, essa conserva, nelle spranghe del ceppo, tracce di mano d’opera che fanno pensare ad epoche anteriori al Cinquecento.

Per tre secoli destò l’orgoglio dei cittadini, e l’ammirazione dei forestieri. Ed a ragione, quando si pensi ad una prodigiosa piramide umana di oltre 150 fanciulletti, incoronati di fiori e riccamente vestiti, che col gesto e con la voce, rotando in vari sensi, osannano alla Vergine. In tanti anni della rischiosa cerimonia non i registrano che due soli incidenti; uno nel 1680, quando la Vara si spezzo, dal Globo in su, e sei ragazzi precipitarono tra la folla, senza che alcuno riportasse ferite o contusioni; ed un altro, nel 1738, allorché si ruppe l’asse attorno a cui girava il sole: anche stavolta, i 4 bambini attaccati all’astro restarono incolumi. Adesso i bambini in carne ed ossa sono stati sostituiti, nelle parti piu’ alte, da bambini in cartapesta. Dal portento del 1738, scaturì un processo canonico. Fu riconosciuto il miracolo e si volle eternarne la memoria.

In origine la Vara era munita di ruote che, dopo il 1565, furono sostituite da scivoli in legno per consentire il trascinamento sul selciato. E a trascinare la Vara mediante due lunghe gomene, è il popolo messinese, con l’azione congiunta di "capicorda, vogatori, timonieri, macchinisti e comandanti", al grido di "VIVA MARIA!". Perché "Meravigliosa Festività" è questa, scriveva nel 1591 Giuseppe Carnevale, dottore in legge, e, la Vara, "per l’altezza, e grandezza sua, e anche per l’ammirabile arteficio, e magistero, si ritiene che sia, la più bella, e pomposa cosa del Mondo".


Processione della Madonna delle Grazie - Montagnareale (15 agosto)


Processione


La festa in onore della Madonna delle Grazie si festeggia il 15 agosto.

La scultura di marmo, opera riconducibile alla scuola del Gagini, pesa circa 24 "cantari", che corrispondono a circa 1800 chilogrammi.

La solenne cerimonia è suggestiva: La Statua è portata in processione dai "flagellanti", 24 figure di penitenti che scalzi, vestiti di bianco, e purificati spiritualmente attendono sulla gradinata della Chiesa di S.Caterina l'arrivo del portatore della croce (crocifero) e del prete. Insieme accompagnati dalla banda musicale si portano in corteo verso la Chiesa Madre, dove è posta la Statua della Madonna delle Grazie, lungo il tragitto penitenziale i flagellanti si battono con le catene ora sulla spalla destra ora sulla sinistra in pegno di espiazione delle proprie ed altrui colpe.

Giunti alla Chiesa Madre dove già è iniziata la celebrazione eucaristica, i portatori entrano e procedono in ginocchio, perchè bisognosi di misericordia, sino al simulacro della Madonna, per ricevere Gesù-Eucarestia, in segno di piena comunione con gesù e con tutti. Rinvigoriti del cibo eucaristico si dispongono per portare la Madonna in processione per le vie principali del paese, effettuando delle brevi soste, per pregare. L'immagine della Madonna si portò per la prima volta in processione nel 1706.

Nella Chiesa Madre, che risale al 1600, oltre la Statua della Madonna delle Grazie nelle lesene si trovano le statue di S.Antonio Abate, S.Antonio di Padova, S.Biagio, S.Rita. S.Giuseppe, l'Addolorata, la statuta lignea dell'Ecce Homo, inoltre si possono ammirare tre altari, uno in tarsia marmorea, due in stile Barocco Siciliano.



La Vara di S.Sebastiano - Mistretta (18 agosto)


La Vara 2



La solenne processione del 18 agosto è stata concepita per dare la possibilità agli emigrati di assistere alla singolare corsa di S. Sebastiano, ed è quindi massimamente partecipata. La pesante “vara” del Santo è portata a piedi scalzi da 60 cittadini ed è preceduta nella sua corsa, per tutto il perimetro della città, da una “varetta” piena di ceri, simbolo di grazie ricevute, sostenuta da giovani.










Cristo Longu - Castroreale (25 agosto)


Cristo


La festa principale a Castroreale è quella del SS. Crocifisso venerato nella Chiesa di S. Agata, invocato comunemente nell’espressione dialettale "u Signuri Longu" perché supera con la sua altezza tutti gli edifici della città. Viene festeggiato il 25 agosto. Nel passato le processioni ordinarie erano due e avevano luogo nella Settimana Santa, il Mercoledì e il Venerdì. Quelle straordinarie in occasioni di calamità. Successivamente nel 1854 dopo la miracolosa liberazione della città dal colera, fu istituita a ricordo e ringraziamento la festa del 25 agosto con l’approvazione del Papa Pio IX.

Da allora ogni anno il Simulacro a grandezza naturale montato su un legno alto 12 metri che viene inalberato e messo a piombo, su un pesante fercolo, viene portato in processione nel pomeriggio del 23 agosto nel Duomo, dove rimane esposto alla venerazione dei fedeli fino al pomeriggio del 25, quando con grande solennità viene riportato, sempre in processione alla Chiesa di S. Agata. Durante le processioni è grande la partecipazione della gente che con fede e devozione prega il SS.Crocifisso.



La luminaria "du luccu" - Brolo (1.a domenica Settembre)


Con l’accensione di falò, si celebra la Festa del Fuoco dedicata alla Madonna, la cui statua rimase indenne durante un incendio.

N.B.: Si invitano i Comuni della provincia di Messina ad inviare presso l’indirizzo e-mail: sistinformativi@provincia.messina.it indicazioni, notizie storiche ed eventuali immagini relative a feste patronali o eventi di pubblico interesse, da integrare nella presente sezione.